Ciclismo

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Singoli telvati si sono cimentati sulle due ruote nel corso degli anni.
Fra le due guerre correva in biciletta (ma non si trattava di competizioni agonistiche!) Serafino Zanetti ed alla fine degli anni ’40 si cimentava Vittorio Sartori (morto in Francia).

Con la costituzione della sezione ciclistica dell’US Borgo, nel 1957, qualche nostro compaesano comincia a gareggiare: nella squadra dei dilettanti ha corso per un anno Ermanno Rigo, vincendo anche la cronoscalata Olle-Sella Valsugana; per due anni gareggia invece Silvano Bonella.

Più recentemente, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, fanno parte delle categorie giovanili del Veloce Club Borgo Cordiano Bonella e Silvio e Matteo Trentinaglia.

Nella squadra borghigiana, sul finire degli anni ’90 ha corso anche Manuel Micheletti nella categoria juniores per poi passare ai dilettanti in un team bolzanino, gareggiando con atleti del calibro di Damiano Cunego e Filippo Pozzato.

Un cenno particolare merita il “Moser club Telve“, costituito il 15 maggio 1976 per seguire e sostenere le gesta sportive del campione di Palù. Un centinaio sono i soci del sodalizio.

E finalmente arriviamo ai giorni nostri con la nascita nella primavera 2007 del GS Lagorai bike, che raggruppa decine di appassionati delle due ruote di Telve e dei paesi vicini. Sono due gli eventi organzizzati da questa importante associazione: l’ormai rinomata 3T-Bike, un’impegnativa gara di mountain bike con partenza e arrivo a Telve e la “Notte del Manghen”, un tradizionale ritrovo estivo per sportivi e meno della Valsugana e della Val di Fiemme. A piedi, in bicicletta o con gli sky-roll in molti scalano la montagna di notte, accompagnati dalla romantica luce della luna piena.

Nell’estate del 2012 Telve è stato teatro della sfida per il titolo di campione italiano dei professionisti.
In una splendida giornata di sole, forti icone delle due ruote si sono sfidate sulle strade valsuganotte. Il pavè del centro storico di Telve è stato il trampolino di lancio per il sogno tricolore di Franco Pellizzotti.

campionato italiano

 

Il 2013 vede la definitiva consacrazione di Matteo Trentin, “borghesano” ma con tanto sangue telvato nelle vene, figlio di Francesca Zanetti (dei “Bernardi”) e legato all’US Telve in quanto testimonial della nostra iniziativa “Un calcio all’indifferenza”.
Dopo aver mietuto successi nelle categorie giovanili sia nel ciclocross che su strada, Matteo esplode nel 2011 vincendo fra gli Under 23 gare prestigiose quali il Giro della Bolghera, il Gran Premio della Liberazione, il trofeo Alcide Degasperi e il campionato italiano.
Passato professionista con la Omega Pharma-Quickstep, nel 2013 si toglie anche la soddisfazione di vincere una tappa al Tour de France, bissata poi nel 2014.

matteo trentin volata tour
matteo trentin tour 2014 volata
Le due volate vincenti di Matteo Trentin al Tour 2013 e 2014

 

Negli anni il nostro piccolo paese ha visto più volte il passaggio dei girini della corsa rosa. Le rampe del Passo Manghen sono state domate da campioni come Felice Gimondi, Marco Pantani, Gilberto Simoni e Alberto Contador.Ecco cos è successo le cinque volte che il Giro è passato sulla montagna di Telve:

Giro del 1976
Giovedí 10 giugno 1976
20a Tappa Vigo di Fassa- Comano Terme
Primo a passare sul Manghen: Prieto (SPA)
Vincitore tappa: Luciano Conati
Vincitore Giro: Felice Gimondi

E’ l’unica volta che il Giro affornta il Manghen da Molina di Fiemme. La strada è ancora sterrata e in rosa c’è il belga Johann De Muynck che il giorno prima sul Vajolet ha tolto il simbolo del primato a Felice Gimondi.
Tanta la folla che assiste al passaggio dei corridori.
Al gpm passa, staccato dai primi, Francesco Moser, in maglia “Sanson”. Allo scollinamento il fratello Diego gli cambia la bici e Moser si lancia in una spericolata discesa. Vederlo (e chi scrive c’era!) è uno spettacolo: tornante dopo tornante recupera metri e posizioni al punto che in Calamento è primo, in coppia con il fido gregario Roberto Poggiali. I due passano per primi al “traguardo volante” inventato a Castrozza da don Vittorio (non ricordo cosa ci fosse in palio!) e poi “da Pagnoca”, dove alcune classi della scuola elementare sono state portate a vedere i corridori.
Ai due si aggiunge Italo Zilioli che fora all’imbocco della Valsugana. I due “Sanson” improvvisano una cronometro a coppie. Il margine di vantaggio non mette però al sicuro la fuga. Gli inseguitori sono intenzionati a levare l’ossigeno a questa licenza offensiva. Moser è in lotta per la maglia rosa e altri, come il trentino, cullano le stesse ambizioni. Nel drappello, alle spalle dei battistrada, le rivalità vengono accantonate. Almeno per alcuni chilometri. Il gruppetto si riorganizza e il riaggancio è cosa fatta. Scattano Conati e Guadrini e concludono così a Comano Terme. 

Giro del 1996
Sabato 8 giungo 1996
20a Tappa Marostica- Passo Pordoi
Primo a passare sul Manghen: Mariano Piccoli
Vincitore tappa: Enrico Zaina
Vincitore Giro: Pavel Tonkov (RUS)

Si sale da Castelnuovo ma il Manghen è lontano dall’arrivo, quindi la scalata non è molto emozionate, come scriverà Gianfranco Josti sul Corriere della Sera del giorno dopo: “…All’ emozionante cronometro di Marostica e’ seguita la tappa del Pordoi, che ha proposto un’ identica ridda di emozioni. All’ inizio, salendo sui magnifici tornanti del Passo Manghen, presi d’ assalto da una marea di tifosi, faceva rabbia vedere il gruppo pedalare compatto quasi partecipasse a un raduno cicloturistico. Solo in prossimita’ dello striscione del g.p. della montagna s’ e’ assistito al solito sprint di Mariano Piccoli, che per il secondo anno consecutivo si e’ confermato re degli scalatori. Gli e’ bastato allungare (insieme con Simeoni) al primo passaggio dal Pordoi per assicurarsi la maglia verde. Poi s’ e’ fatto da parte ed e’ cominciata la corsa vera, nel momento in cui la radio di bordo annunciava uno dopo l’ altro i ritiri di Chiappucci, di Colombo e di Herve’ , maglia rosa a Catanzaro.”

Giro del 1999
Giovedí 3 giugno 1999
19a Tappa: Castelfranco Veneto- Alpe di Pampeago
Primo a passare sul Manghen: Marco Pantani
Vincitore tappa: Marco Pantani
Vincitore Giro: Ivan Gotti

“Sul primo gp della montagna, cima di Campo, a quota 1427 metri passa per primo Piccoli e al rifornimento di Castelnuovo cadono Clavero, Pena e Erash ma risalgono in sella. Quando comincia l’ascesa a Passo Manghen, la grande difficolta’ di questa tappa, tutti gli uomini della classifica sono insieme. Pantani ha al suo fianco i compagni Zaina, Polenzana, Velo e Borgheresi. E’ la Mercatone Uno a fare l’andatura durante i 21 km di salita, di cui gli ultimi 8 che raggiungono pendenze del 12%.
Dal gruppo dei migliori cerca di uscire il colombiano Buenahora, ma la sua ‘libera uscita’ dura poco. A 5 km dalla vetta, invece, provano De Paoli e Gotti ma la ‘Mercatone Uno’ li blocca. Nel tratto piu’ duro rimangono in 15 e l’unico uomo classifica a non essere in gruppo e’ l’ucraino Gontchar. A 100 metri dal gran premio della montagna di Passo Manghen, forza Pantani che passa sotto lo striscione per primo rischiando anche un incidente tra il compagno Zaina e l’amico Fausto Pezzi che gli stava porgendo una borraccia.Nella successiva discesa allunga Savoldelli che raggiunge un vantaggio massimo di 18″, ma nel tratto di falso piano, che precede la salita dell’Alpe di Pampeago il bergamasco si ferma ed e’ ripreso.
Pantani arriva solitario ai 1760 metri dell’Alpe di Pampeago, alza le mani e applaude. Dietro di lui finiscono nell’ordine Simoni a 1’07”, Erash 1’25”, Gotti 1’29”, De Paoli 1’54”, mentre il ritardo di Savoldelli e’ di circa 3′ e quello di Jalabert supera i 4′. (dal sito www2.raisport.rai.it).
Il giorno dopo il Giro arriva a Madonna di Campiglio. Pantani vince ancora…ma è l’inizio della fine…

Giro del 2008
Sabato 24 maggio 2008
14 a Tappa Verona- Alpe di Pampeago
Primo a passare sul Manghen: Emanuele Sella
Vincitore tappa: Emanuele Sella
Vincitore Giro: Alberto Contador (SPA)

A 50 esatti dalla costruzione della strada del passo Manghen il Giro torna ad affrontare la salita, ancora dalla parte di Telve.
La giornata è piuttosto fredda con la neve ancora sui prati.
Emanuela Sella è in fuga con altri 12 corridori già da Cerro Veronese, ad una dozzina di chilometri dalla partenza di Verona. In cima al Manghen, il vicentino ha distanziato i diretti inseguitori di 2’40” (gli altri oltre 3′) e il gruppo dei favoriti del Giro di ben 11′. Ancora più indietro Giovanni Visconti, che – giunto al traguardo con oltre 18′ di distacco – perde la maglia rosa a vantaggio di Gabriele Bosisio.

 Giro del 2012
Venerdí 25 maggio 2012
19 a Tappa: Treviso- Alpe di Pampeago
Primo a passare sul Manghen: Stefano Pirazzi
Vincitore tappa: Roman Kreuzigher (R.CECA)
Vincitore Giro: Hejsedal (CAN)

Al nono chilometro prende forma la fuga che caratterizzerà buona parte della tappa. Vanno via in diciassette, tra i quali Emanuele Sella. Dopo poco gli attaccanti hanno già preso il largo: Pirazzi vince il primo traguardo volante e il vantaggio dei diciassette arriva a 7′ al 40º chilometro. 
Pirazzi scollina per primo sulla Sella di Roa, il gruppo scollina a 6’36” dai fuggitivi, che nei chilometri successivi riprendono a guadagnare.
Comincia a diminuire il vantaggio dei fuggitivi: Pirazzi scollina anche sul Passo Manghen davanti a Rohregger, ostacolato da una moto di ripresa della RAI, mentre il gruppo giunge sul Passo Manghen con circa 6′ di ritardo dai fuggitivi. In pianura comincia a lavorare la Liquigas di Basso, mentre il gruppetto di fuggitivi si sgretola: davanti rimangono solo Pirazzi, Casar e Rohregger con un vantaggio di appena tre minuti dal plotone.
Kreuziger va a vincere la frazione sull’Alpe di Pampeago: venuto con ambizioni di classifica, crolla nella tappa di Cortina, ma salva così parzialmente il suo Giro d’Italia.
Ecco due brevi filmati del passaggio sul Manghen:
https://www.youtube.com/watch?v=c7rwgFqH5tA

https://www.youtube.com/watch?v=AJzxi90R4Gg

 

giro 2012

Il Manghen: una piccola impresa
Per il ciclista “normale”, appassionato ma non campione, salire in bici al passo Manghen è una piccola impresa: partendo da Scurelle, Castelnuovo o Borgo sono circa 23 km di salita e 1670 metri di dislivello! Nella classifica delle salite più dure d’Italia (http://www.geocities.com/) è classificata al 18° posto (per gli appassionati i tempi di percorrenza, partendo da Telve sono calcolati in 2.59’38” con VAM 500; 1.59’46” con VAM 750; 1.29’49” con VAM 1000; con 1.11’51” VAM 1250 e 59’53” con VAM 1500). Un impegno severo per tutti. L’ascesa non è inoltre regolare e quindi le difficoltà aumentano. In compenso il paesaggio è incantevole, in particolare una volta imboccata la val Calamento. Se poi si riesce a salire in una giornata feriale, poco trafficata, è il massimo; purtroppo le moto sono numerose nei fini settimana estivi. A proposito di stagioni: la strada generalmente è chiusa da novembre ad inizio maggio.
La salita può essere divisa in sei fasi:
– la prima, dalla partenza (che fissiamo a Borgo) fino in cima all’abitato di Telve: 4,2 km al 5,2%; un inizio senza grandi pendenze, da interpretare come riscaldamento;
– la seconda, in cui ci si addentra nel bosco della val Calamento assaggiando le difficoltà future: 4,3 km al 6,6%;
– la terza, un tratto tranquillo dal km 8,5 al km 10,5: due chilometri al 3,1%;
– la quarta, un tratto impegnativo nel cuore della Val Calamento: 4 km al 7,9%, con punte fino al 13%;
-la quinta, un altro tratto di riposo nel bosco: due chilometri al 4,5% prima dell’ascesa finale;
-la sesta, gli ultimi, interminabili e durissimi 7,2 km, con pendenze quasi sempre sopra il 10%, con una difficoltà media del 9,6%, nella parte finale praticamente senza ombra.
Per afforntare la salita sono quindi necessari prudenza e capacità di dosare le forze: gli ultimi chilometri, dopo Calamento, permetteranno ad ognuno di dimostrare il proprio valore.
Partenza da Borgo
Dalla zona dell’ospedale si imbocca la strada provinciale che sale piuttosto tranquilla attraversando la località “Valli” ed entrando nel comune di Telve in corrispondenza del conoide del torrente Ceggio. Un brevissimo strappo al km 1,5 quando si attraversa il ponte sul corso d’acqua, e poi un tratto quasi pianeggiante. All’ingresso meridionale di Telve imbocchiamo la strada provinciale che proviene da Castelnuovo, lasciandoci a sinistra il paese; qui una prima fontana può farci fare rifornimento d’acqua. La strada procede con una salita costante fino al km 3,5 per poi spianare per qualche centinaia di metri, sino al km 4,2, al bivio per Telve di Sopra-Torcegno. Svoltiamo a destra ed entriamo in un tratto affascinante, che ci porterà nel cuore della val Calamento. C’è un primo strappo, ma dura poco: il tracciato presenta ogni tanto qualche rampa impegnativa ma, mancando la continuità, queste difficoltà sono facilmente superabili; da qui si ha inoltre un bellissimo panorana su tutta la Valsugana. Al km 6,5 (capitello di S. Antonio), incontriamo la prima, vera asperità della giornata: 500 metri al 10%, fino al bar Casina, a cui segue, dopo 300 metri di pausa (con una fontana), un ulteriore tratto di 1,5 km al 9%, fino alla località “Crose”. Qui, al km 8,5 il tracciato spiana e, passando all’altezza del bivio per Musiera, si può respirare fino al km 10,5 (fontana attorno al km 10). A questo punto si riprende a salire, inizialmente in maniera tranquilla, poi al km 12, in località “Salton”, subito dopo il ponte sul torrente Maso, in modo molto brusco: due strappi di 700 metri ciascuno ad oltre il 12%, con qualche centinaio di metri in mezzo per rifiatare, all’altezza dell’albergo Calamento. Questi due pezzi possono veramente “far male”! Arriviamo così al km 14, quando, dopo i due tornanti all’altezza della chiesetta, uscendo dalal località abitata di Calamento, incontriamo un tratto di riposo.
Nel cuore della Val Calamento
Stiamo per arrivare al punto più impegnativo di tutta l’ascesa e bisogna approfittare di questo tratto piuttosto lungo dalla pendenza mite, dentro il bosco, per recuperare tutte le energie necessarie per il finale. Al km 17,2, dopo avere lasciato a sinistra la strada per Valtrighetta (da qui si può imboccare la bellissima valle di Cagnon per un uscita -preferibilmente in mountain bike-; da qui si arriva anche all’Oasi WWF di Valtrigona) si ricomincia: la pendenza arriva subito attorno al 10% e inizia la lunga battaglia. Ci aspettano 7,2 km al 10%, senza la minima possibilità di tirare il fiato. All’inizio siamo ancora in mezzo al bosco, poi al km 18,2, poco prima della malga Valsolero di sotto, di fronte a noi si distingue il tracciato: dovremo superare quattordici tornanti e soprattutto 520 metri di dislivello prima di giungere in cima. I tratti più impegnativi sono al km 20 e al km 22: qui la pendenza si avvicina al 14%. Solo la vista del passo che si intravede di fronte a noi, dopo un tornante a destra, al km 21,6, concede un po’ di sollievo. Comunque, a questo punto non si può certo desistere: la strada compie un ampio arco sulla destra e in 2,2 km supera gli ultimi 220 metri di dislivello. Tra una pedalata e l’altra l’arrivo si avvicina, ma il passo ancora non si vede.
La conquista del Passo
Finalmente, al km 23,5, dopo 100 metri di riposo, si vede una croce: è il passo, ora si può decisamente scattare, scalare rapporto e alzarsi sui pedali. Al km 23,7, dopo l’ennesimo strappo, un dosso improvviso ci segnala che l’ascesa è finita: il Manghen è conquistato! Siamo nel cuore della Catena del Lagorai, in un’atmosfera selvaggia e incontaminata. La discesa verso Molina inizia subito, ed appena sotto, dopo un tornante, incontriamo il rifugio Passo Manghen per il meritato ristoro.
(La descrizione della salita è stata ripresa, adattandola, da un articolo di Carlo Turcheto, apparso su “La Bicicletta” del marzo 2001)

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