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Ciao Pablito

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Che sorpresa e che magone stamattina…
accendo come sempre la radio e nei titoli mi sembra di sentire il nome di Paolo Rossi.
Sono ancora mezzo addormentato e non ho capito bene… ascolto meglio e purtroppo è proprio così: è morto Paolo Rossi!
Non sapevo della sua malattia, anche perché mi sembrava di averlo visto in tv a commentare una partita non tanti mesi fa.
Paolo Rossi è un’icona per chi, come me, nel 1982 era un ragazzo che cresceva a “pane e calcio”… se poi si è anche juventini…
Paolo Rossi, Pablito, l'”hombre del partido” di quell’11 luglio 1982, ma soprattutto di quel 5 luglio, giorno di Italia-Brasile; la partita che lo ha visto esplodere dopo un girone di qualificazione balbettante, dopo essere rientrato in campo solamente nelle ultime tre giornate di campionato al termine di due anni di squalifica per il “Totonero”, lo scandalo del calcioscommesse che lo vide condannato per aver concordato un 2-2 in Avellino-Perugia del 1979, partita nella quale segnò due reti e nella quale, se la andiamo a rivedere, non sembra proprio di vedere il “biscotto”.
Tre reti al Brasile di Falcao, Socrates, Eder, Cerezo, Junior, Zico, Dirceu.
Una settimana prima c’era stato il 2-1 all’Argentina e dopo la vittoria sul Brasile il risultato della semifinale con la Polonia, giocata l’8 luglio, sembrava già scritto. E fu 2-0 con altri due gol di Paolo Rossi.
E poi la finale, l’11 luglio.
In quei giorni a Telve, anzi in Calamento, nei locali della Chiesa era ospitato un gruppo di ragazzine padovane, della parrocchia di Maserà e io, con alcuni amici avevo accolto con grande piacere l’invito dell’indimenticato don Enrico ad salire in montagna per dare una mano. E ancora con più entusiasmo avevamo raccolto l’invito ad organizzare in oratorio a Telve la visione della finale per queste ragazzine che sarebbero scese da Calamento la sera della domenica. L’entusiasmo era tanto… anche perché ce n’era una che proprio mi piaceva.
“Stasera vado a guardare la finale in oratorio”- dissi a mia mamma, sorpresa dopo che avevo visto tutte le altre in casa; “ehmmm… non posso dire di non a don Enrico…”.
Allora via a preparare le sedie, a portare giù  il televisore e a predisporre qualcosa da sgranocchiare nella saletta dell’oratorio dove ora c’è il ping-pong.
Poi alle 20.00 il fischio d’inizio, con il rigore sbagliato di Cabrini che però non ci preoccupò più di tanto, perché l’esito anche di quella partita sembrava già scritto. L’Italia era troppo forte e aveva un uomo in più.
Nell’intervallo qualche chiacchiera con la ragazzina, ma il pensiero era soprattutto ai secondi 45 minuti, e dopo circa un quarto d’ora dall’inizio della ripresa l'”hombre del partido”, Pablito, Paolo Rossi si avventa sul cross di Gentile, anticipa anche Cabrini e di testa mette in rete. E poi l’urlo di Tardelli e ancora il sigillo di Altobelli.
L’indimenticato “non ci prendono più” del labiale del presidente Pertini in tribuna; poi il gol di Breitner a sette minuti dalla fine, che non fa assolutamente paura.
Triplice fischio dell’arbitro Coelho e via alla festa, in campo, sugli spalti, nelle case e per le strade di tutta Italia… e naturalmente anche all’oratorio di Telve, con le suore padovane che chiudevano un occhio su qualche abbraccio di troppo con le nostre ospiti.
Poi a casa, ma solo per qualche minuto, prima di scendere a Borgo con mia sorella a correre per le strade del centro al grido “Rossi, Tardelli e Altobelli”, sventolando il tricolore come tantissime altre persone, anche quelle che, vestite della sola bandiera o poco più, di fronte al bar Cusso si erano calate nel (anzi “nella”) Brenta per festeggiare alla loro maniera.
Grazie Paolo, per le emozioni che mi, che ci hai regalato in quella prima decina di giorni di un indimenticabile luglio 1982.

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